lunedì 4 febbraio 2008

Praetoriani Rugby Recanati - Amatori Rugby Ascoli 37-7

Partita da dimenticare in fretta? Assolutamente NO, è la partita da tenere come esempio di quello che una squadra di rugby non deve fare. Totale assenza di reazione fisica ed emotiva, gambe molli, nervosismo esasperato e soprattutto, dispiace dirlo, mancanza di motivazioni e carenza di attributi. Se poi pensiamo di sostenere una partita di rugby dopo veglioni, bere q.b. (nel senso di quant'è buono e non quanto basta) e tre ore di sonno, siamo anche presuntuosi e solo dopo constatiamo che, per quanto ci siamo impegnati o per quanto pensiamo di aver lottato, il vigore e la lucidità mentale se sono andati a farsi fottere e con loro la partita.
La cronaca: gioco alla pari per i primi dieci minuti, fino a che capitan Alessandrini si fa espellere per dieci minuti per reazione ad un placcaggio ritardato, un primo tempo comunque in decente tenuta anche se con un pò di affanno. Punteggio all'intervallo 8 -0, niente di irrimediabile.
Secondo tempo il crollo. L'Ascoli non riesce quasi mai a uscire dalla propria metà campo e i Pretoriani, che hanno giocato una partita aggressiva e continua per quasi tutti gli 80 minuti (bella squadra), hanno spadroneggiato segnando mete e calci a profusione. La meta ascolana è scaturita, negli ultimi secondi dell'incontro, grazie ad un preciso calcio di avanzamento di Del Moro sul quale il mitico Epifanio, ultraquarantenne con pochissima esperienza maturata, perdipiù, vent'anni fa ma con un cuore grande (e aperto ndr), ha preso la palla al volo, ha evitato due volte il placcaggio e, seppur preso, è riuscito a tuffarsi e a schiacciare.
In conclusione che dire, è stata sicuramente una debacle motivabile, ma è altrettando sicuro che ci sono problemi all'interno della squadra in termini di disponibilità di giocatori, troppi infortuni, ma anche in termini di tenuta psico-emotiva nei rapporti personali e allora è lampante che a questo punto la Società, dirigenza e settore tecnico, dovranno intervenire per dirimere questi problemi.
Note negative il doppio giallo al capitano (squalifica?) e gli infortuni, in particolare quello di De Cata per il quale il campionato potrebbe essere, se verrà confermata l'infrazione alle costole, finito.
Note positive: altri due esordi, Alex e Stefano, e la meta di Epifanio, altro non so.... se qualcuno vuole può suggerire.
Domenica turno di riposo e tutti a Roma a tifare Italia, poi il Teramo a casa loro: ci saremo? Si, come? Non si sa!

8 commenti:

Anonimo ha detto...

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.
MA DAIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII??????
PURTROPPO QUESTI INCIDENTI DI PERCORSO POSSONO ACCADERE,SPECIALMENTE A NOI, CAPITANO ANCHE AGLI ALL BLACKS. L'UNICA COSA, FORSE GIUSTA CHE NON E' STATA SCRITTA, E' CHE I RAGAZZI (TUTTI) HANNO SOTTOVALUTATO I PRETORIANI.SICURAMENTE HO FATTO UNA PROVA PESSIMA E QUESTO NON SERVE CHE ME LO DICIATE, PERCHE' SONO MOLTO CRITICO NEI MIEI CONFONTI.
SECONDO ME NON TUTTI I MIEI COMPAGNI SONO STATI MALVAGI.
PER QUANTO CONCERNE GLI ATTRIBUTI, QUELLO E' UNA COSA NATURALE, D'ALTRONDE NESSUNO E' PERFETTO.
SICURAMENTE DOBBIAMO RISOLVERE DELLE RELAZIONI INTERNE ALLO SPOGLIATOIO, MA NON ESASPERIAMO LA SITUAZIONE. DA PARTE DI QUALCUNO PREFERIREI RICEVERE DELLE GRATIFICAZIONI PIUTTOSTO CHE DELLE RIPETITUE ED INUTILI CRITICHE DISTRUTTIVE.
OGNUNO DI NOI DEVE CAPIRE I PROPRI LIMITI FISICI E MENTALI E DEVE SAPERE RISPETTARE QUELLI ALTRUI. CERCHIAMO DI NON MONTARCI TROPPO LA TESTA E DI ESSERE PIU' UMILI E DISPONIBILI (PARLO PER I GIOCATORI) E DI CRESCERE PIANO PIANO MA PER BENE.
LO SPOGLIATOIO E' EVIDENTEMENTE DI VISO E FONDAMENTALMENTE SIAMO UNA SQUADRA DI CALCIO, MA QUESTO NON E' COLPA DI NESSUNO, D'ALTRONDE LA CULTURA DEL RUGBY IN ASCOLI REALMENTE NON ESISTE E QUESTO E' BEN NOTO A TUTTI. PER QUANTO MI RIGUARDA (PER ORA) IL RUGBY ASCOLANO E' UNA MODA, FACCIAMOLO ESSERE UNO SPORT. COME HA DETTO GIUSTAMENTE GIANCARLO SARANNO I RAGAZZINI DELL'UNDER 15 A FARE DI ASCOLI UNA CITTA' RUGBISTICA, CON LA SPERANZA CHE NON SI MOLLI TUTTO COME 30 ANNI FA.
QUINDI CALMA, SANGUE FREDDO, CONOSCERE I PROPRI LIMITI E SPECIALMENTE ESSERE UMILI E NON UTILIZZARE IL RUGBY COME UNO SFOGO PER SANARE LACUNE DI INSODDISFAZIONE PERSONALE.
QUANDO UN CASTELLO CADE (IL NOSTRO SPOGLIATOIO) I BRAVI CITTADINI (I GIOCATORI) LO RICOSTRUISCONO PIU' BELLO E PIU' FORTE.
NON SONO UN BRAVO GIOCATORE MA SICURAMENTE MI IMPEGNO ALMENO QUANTO TUTTI, L'UNICA SODDISFAZIONE CHE VORREI PRENDERE E' CONQUISTARE LA FIDUCIA DI TUTTI: ALLENATORE, DIRIGENZA E SPECIALMENTE DEI MIEI COMPAGNI DI SQUADRA. PENSO CHE IL RUGBY SIA UNO SPORT PER TUTTI E GIUSO PER TUTTI DOVE IL CAMPO E' L'UNICO GIUDICE.
A PRESTO.

GINO PETRONIO.

Fabio ha detto...

non ci dobbiamo esaltare quando si vince ed allo stesso modo non ci dobbiamo abbattere ora dopo una sconfitta. l'esperienza ci manca, cerchiamo di sfruttare questo campionato per maturare sia tecnicamente che come persone. visto che il motivo che ha spinto molti di noi a giocare era divertirsi evitiamo di litigare e fare sterili polemiche.(Amen).
un saluto a tutti, spero di tornare presto in campo a fare un pò di danni :)

Anonimo ha detto...

Caro Gino, ti ho sempre testimoniato l'apprezzamento per il fatto che quando intervieni sul sito, al di la di ciò che scrivi, ne accusi la paternità firmandoti. Propprio per questo replico al tuo commento utilizzando lo stesso mezzo anche al fine di parlare con te e rivolgermi a tutti. Ti dico subito che, a mio modo di vedere le cose, quello di domenica non è stato un incidente bensì la naturale e giusta conseguenza di atteggiamenti sbagliati. L'incidente, in termini di sconfitta inattesa, può benissimo capitare, anche agli All Blacks (paragone irriverente e azzardato), ma se capitasse ai neo-zelandesi di non uscure mai dalla propria metà campo per un tempo intero stai tranquillo che nessuno parlerebbe di incidente, ma di qualcosa di più e ne cercherebbero le cause. La stessa valutazione mi sento di poter fare relativamente alla "sottovalutazione" dei Pretoriani: non è la sconfitta o il punteggio che mi danno da pensare, è il modo, è il come, così come non contano per noi le prestazioni dei singoli ma è quella della squadra che va considerata e a Recanati lo dobbiamo dire, se vogliamo trarne un insegnamento, è stata negativa specie se paragonata alle ultime prestazioni per le quali ho sentito elogi e ho visto abbracci e strette di mano. Se poi i singoli capiscono di avere un problema c'è l'allenatore, ci sono Massimo e Nando che vi sono molto vicini, c'è il gruppo dirigente, ci sono i compagni di squadra ai quali è lecito e opportuno fare riferimento.
E ora veniamo all'argomento diù delicato che hai messo nel piatto: tu dici che molti tra i giocatori sono individualisti, egocentrici, modaioli e altro, e io ti chiedo a mia volta: fino a quando? Quando pensi che per costoro l'avventura possa durare? Non conoscendo nessun metodo, oltre al lavoro sul campo, per dirimere tali "difetti" ti posso dire due cose: se fossi certo che la squadra sia mentalmente o comportamentalmente (?!) calcistica chiederei alla Società di intervenire anche in modo radicale e, seconda cosa, però qui mi devi credere sulla parola, il rapporto tra noi "vecchi", anche se di generazioni diverse, è forte perché nasce da esperienze condivise ed è condito da stima e rispetto. Claudio, con il quale ho condiviso, e continuo a farlo, le fatiche fisiche dell'attività societaria e per me più di un fratello, quindi è assolutamente sbagliato dire che in Ascoli la mentalità rugbystica non esiste, forse non siamo stai bravi noi a trasmetterla o forse non l'avete recepita nel giusto modo voi. Personalmente credo che, anche se qualcuno non se ne è accorto, siete sulla strada giusta, affiatatevi sul campo e vi accorgerete quanto siete necessari gli uni agli altri.
Prima di chiudere questa mia voglio per l'ennesima volta ribadire un concetto non negoziabile: la dirigenza, che include (è bene ricordarlo) anche l'allenatore e i suoi aiutanti decide e dà gli indirizzi, i giocatori hanno (passatemi il termine) il dovere di lavorare seguendo gli stessi. Un'altro modo di gestire e vivere una società sportiva (il rugby poi è un valore aggiunto) non ne conosco. Con stima, Franco.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti,
ho letto la descrizione della partita contro i praetoriani di domenica che io non ho potuto vedere e come già è stato evidenziato i problemi di tenuta atletica sono consistenti, ciò, porta inevitabilmente, ad avere problemi di testa anche questi già evidenziati in altri incontri.
Vedete, io da tifoso dell'Ascoli, a prescindere come diceva il grande Totò, ma appassionato del mondo del rugby da sempre, ribadisco che il gioco dell'ovale è soprattutto mentale, è proprio una dimensione, che poi si riflette inevitabilmente anche fuori dal campo.
Sono sicuro che voi fate tutto quello che è in vostro potere, ma dobbiamo cercare di oltrepassare i nostri limiti con spirito di sacrificio e dedizione.
Sempre forza Ascoli e ci vediamo a Roma per tifare il quindici azzurro.
ciao Lello.

6 febbraio 2008 1.00

Anonimo ha detto...

Carissimo Franco,
purtroppo il nostro è un rapporto molto "particolare" e questo credimi mi dispiace molto. Non intendo utilizzare questo sito per fini personali, anzi cerchiamo la prossima volta di utilizzare il forum, così i nostri affari non li conoscono tutti gli altri clubs.
Personalemente la risposta che mi hai dato, finalmente una cosa costruttiva ed educativa, evidentemente il tuo primo post era troppo a sangue caldo dovuto alla nostra prestazione.
Rispetto tantissimo la tua idea e ti apprezzo per aver ammirato la mia trasparenza e sincerità.
Allo stesso modo rimango fermissimo sulle mie idee.
Per me ora il rugby ascolano è una moda per molti e non uno sport.
Sicuramente come hai osservato tu queste persone non dureranno molto e questo lo spero vivamente anche io. Lo stesso vale per la mentalità rugbistica, per come me l'hanno insegnata a Forlì, sembra che in Ascoli non vi siano proprio le radici, ma questo non per colpa vostra ma per colpa dell'ambiente dove viviamo, d'altronde non tutte le città sono predisposte verso questo sport. La nostra è fondamentalmente una città molto gretta e chiusa e questo è incompatibile con lo spirito del rugby. Ora sta a noi tutti cambiare le cose. Non è stata una vostra mancanza, forse voi avete fatto pure troppo. Secondo me è un fattore genetico, cioè, per adesso, è brutto ma mi sento di affermare che gli ascolani non sono adatti al rugby. Ora sta a noi cambiare le cose, forse il tempo ci aiuterà, o altrimenti saremo dei rugbisti ma di stampo "ascolano".
Purtroppo è il mio pensiero e sono il primo a essere dispiaciuto di questo, perchè anche se non lo sai e forse nessuno di voi lo sa ho fatto tanto per riportare il rugby in questa città, riunendo per primo le vecchie glorie come Stefano Loreti, Piero Massetti e Carmine Verrone.
Purtroppo o per fortuna, la mia vita è proiettata all'estero e quindi nessuno si deve preoccupare più di tanto di quello che dico. Apprezzate solo il fatto che non ho peli sulla lingua e sono piuttosto diretto e chiaro nel dire le cose.
Riconosco lo sforzo di tutti voi dirigenti, e vi ringrazio vivamente per tutto, specialmente di Te e Claudio che ci avete seguito in ogni momento, ma purtroppo rimango fermissimo sulle mie idee.
Spero di essere stato chiaro e sincero.
A presto e grazie di tutto.

Gino.

Anonimo ha detto...

siamo noi il nuovo ascoli rugby, giusti o sbagliati, adesso ci siamo noi, e anche se siamo poco rugbisti se non capiamo niente dello spirito del rugby, se fumiamo, beviamo e litighiamo tra di noi come dei qualsiasi giocatori di calcio, io sono sicuro che nessuno si tirerebbe mai indietro se uno qualunque dei nostri compagni avesse bisogno, in campo e fuori.....sono più che certo di questo!!!!! nonostante tutto siamo una squadra, sgangherata si, ma una bella squadra di AMICI!!!!!! e poi, cosa più importante di tutte...........abbiamo il panda!!!!! SEMPRE E PER SEMPRE ARA

Anonimo ha detto...

Come allenatore di una squadra giovanile, interpreto il rugby come un mezzo per far passare dei segnali che possano dare come risultato una società migliore. Alzarsi per far sedere una signora o una persona anziana su di un pullmann, rispettare le idee altrui, comportarsi con civiltà ma soprattutto sapere che la dignità è l'unico nostro bene inalienabile, sono i soli segnali che rimarranno nelle loro menti anche in tarda età mentre l'efficacia nelle ruck o nei placcaggi andrà via via scemando con il passare del tempo.
Questa prefazione per dire che se non esiste una cultura rugbystica (qualcuno mi dica dove esiste, visto che a ben guardare un figlio di puttana si trova anche negli ambienti più raffinati del nostro mondo) questo non ci deve impedire, ognuno con le proprie possibilità, di muoverci ed avvicinarci verso l'obiettivo di fatto inarrivabile. Credo che la maniera migliore per farlo sia quella di lavorare con impegno e buon umore senza scaricare le proprie tensioni sui compagni, sugli allenatori o sulla società.
Scusate se mi sono inserito in una discussione al quale estraneo, anche se l'argomento mi appassiona molto, ma venerdì 8 Febbraio c'ero anch'io ad allenarmi con voi ed è stata una serata bellissima con un ambiente favorevolissimo per lavorare al meglio. Qualcuno di voi forse credeva che al primo campionato si sarebbero aperti panorami di vittorie e convocazioni a non so quele selezione, ma è sempre la stessa storia di sconfitte e di ossa rotte (sono come il morbillo e la varicella, prima si fanno e meglio è). Ora si vedrà chi è un giocatore di rugby che abbassa la testa e lavora per la squadra e chi critica per non ammettere che non ce la fa più (il rugby non è uno sport per tutti; il rugby tollera tutti).
Un salutone a tutti gli amici di Ascoli.
Settimio Valentini
N.B. Grazie mille Dancan per il lavoro di ieri sera, i ragazzi ne sono rimasti entusiasti e a presto.

Anonimo ha detto...

Ragazzi, dopo la parentesi carnevale,dopo la parentesi campionato, dopo la parentesi Nazionale, ... si ricomincia.
Ricominciare significa riaccendere l'entusiasmo, riaccendere la voglia, riaccendere il sacrificio, riaccendere... l'umiltà.
Quell'umiltà che ci ha contraddistinto quando abbiamo pensato di rimettere in piedi questa società, umiltà quando abbiamo pensato di iscriverci a due campionati,(13 giocatori su 15 non avevano mai partecipato ad una partita di campionato) umiltà quando per la prima volta le due squadre sono scese in campo, umiltà quando continuavamo a prenderle di santa ragione, umiltà quando eravamo i primi ad applaudire e complimentarci con gli avversari, umiltà quando abbiamo sofferto in silenzio, umiltà quando abbiamo stretto i denti (dentro e fuori dal campo, società e giocatori), umiltà fino a quando finalmente siamo diventati una società, umiltà fino a quando siamo diventati una squadra, umiltà fino a quando abbiamo cominciato noi a ricevere i complimenti dagli avversari, umiltà fino a quando sono arrivate le prime vittorie quasi insperate, umiltà fino a quando noi da vincitori abbiamo fatto i complimenti agli avversari battuti, è dura digerire una partita persa dopo averne vinta una prima , ma ricordatevi e ricordiamoci , importante è uscirne sempre...da vincitori. Ripeto da vincitori, dentro e fuori dal campo, e vi posso assicurare che tutto questo si chiama RUGBY, e se tutto questo ci appartiene, SI CHIAMA ASCOLI RUGBY.
In gamba ..e in campo
Giancarlo Oresti

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